Suor Isabella rimase incinta per la seconda volta, nonostante nessun uomo fosse mai entrato nel monastero. Le porte erano chiuse a chiave ogni notte, le finestre sbarrate e non era consentita alcuna presenza maschile. Eppure i fatti erano lì, inspiegabili.
Madre Véronique osservava, impotente. Isabella aveva già due bambini piccoli e ne aspettava un altro. Ad ogni gravidanza ripeteva la stessa cosa: nausea, stanchezza, segni identici. E ogni volta giurava di non aver mai tradito i suoi voti.
«Madre… credo di essere di nuovo incinta», sussurrò Isabella.
Madre Véronique sentì il sangue gelarsi. Tre gravidanze in tre anni, in un luogo completamente chiuso. Inizialmente si rifiutò di crederci.
«Chi viene a trovarti di notte?» chiese infine.
«Nessuno», rispose Isabella con una serenità inquietante.
Incapace di trovare una spiegazione, Madre Véronique chiamò il dottor Lucien. Ma dopo la sua visita la preoccupò un dettaglio: un pezzo di cerotto fresco, con l’odore del medico. Il dubbio si fece strada. Il monastero sembrava osservato.
Più tardi nacque un neonato. Sul suo braccio apparve un segno di iniezione. Qualcuno interveniva di nascosto.
E Madre Véronique capì che la verità era molto più pericolosa di quanto avesse immaginato.
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Madre Véronique rimase immobile per diversi secondi. Il neonato piangeva, e il punto rosso sotto la benda le gelò il sangue.
«Chi ha toccato questo bambino…» mormorò.
Nessuna sorella rispose. Il dottor Paloma apparve, troppo calma.
«Madre Véronique, mi avete chiamata?»
«Non ho inviato nulla», rispose lei.
Il silenzio divenne inquietante.
Quella notte Madre Véronique seguì un’ombra fino alla stanza di Isabella. Era Paloma, con una borsa medica in mano.
«Fermatevi!»
Aprì la borsa: siringhe, fascicoli, prove. Tutto confermava la manipolazione.
«Sei stata usata», disse Madre Véronique a Isabella.
La polizia fu chiamata. Paloma fu arrestata.
Ma fu trovata una lettera: un complice agiva ancora nel monastero, aprendo le porte da anni…

